mercoledì 8 febbraio 2017

TUTTA LA VERITA' SUL #M5S ROMA

Finalmente è iniziato San Remo e allora colgo l’occasione per rivolgermi a coloro che bazzicano il social quasi per estraniarsi, anche se spesso, per qualche adepto del festival anche all’interno del proprio nucleo, accade che se ne ricevano le spurie.

Come dire: spero, o meglio mi auspico, che questa mia esternazione sia recepita da qualcuno che ne elabori le eventuali sfaccettature. In questo periodo stiamo assistendo, al punto più pericoloso nell’evoluzione della convivenza sociale, dove la dittatura affiora in concetti democratici ed è presente in ogni sua essenza. Siamo completamente soggiogati dal potere e non riusciamo nemmeno a renderci conto di come siamo usati e sfruttati da altri. Si trinciano dietro paraventi civici come un referendum, che disattendono sistematicamente, per abusare nella nostra distrazione disincantata. San Remo restituisce alle coscienze un anfratto, dove potersi ritrovare. E’ come una partita di calcio o una puntata di master chef, è qualcosa di narcotizzante. Mentre si “dorme”, si ricevono messaggi subliminali dai mezzi di comunicazione progettati per “indurre” a credere in tutto. La concretezza di una bugia eterna somministrataci sistematicamente e che non vogliamo vedere. Ci sono episodi quotidiani che la politica della cosca esprime e che sono il resoconto di soluzioni scellerate sempre a scapito del popolo, ma noi siamo inermi.
Ci urtano cose futili e ci interessiamo a dinamiche costruite ad arte per “corromperci” anche nell’intelletto. Per un rigore la domenica, saremmo capaci di un omicidio, per l’abolizione dell’articolo 18 ci siamo genuflessi. Faccio un esempio: Quanti di voi si sono chiesti perché il processo di mafia capitale sia segreto e che le telecamere non siano ammesse in aula? Perché i giornalisti non ne seguono le evoluzioni processuali? Perché si svilisce il racconto di una cronaca, che sarebbe interessante per conoscere e per capire meglio il disegno concreto dei bagordi avvenuti nei palazzi istituzionali della capitale? Possibile che il fumo intorno alla Raggi, offuschi completamente l’ultimo trentennio di devastazione e di radicamento criminale?
Mafia capitale è un processo già finito, o meglio, non è mai iniziato. Gli imputati sono una manica di tangentisti e di politici di seconda serie che hanno banchettato su Roma come tanti altri. Sono i più fessi, quelli che si sono fatti prendere, ma uno degli imputati è il “cecato”, che con un occhio solo ha visto tante cose. Sta andando tutto secondo copione. In un’udienza storica di qualche mese fa, mentre gli avvocati della difesa incalzavano il capo degli investigatori della Digos, (ve lo racconto perché si è visto solo qualche trafiletto), estorcendogli dalla bocca che, a suo avviso, non esistevano gli estremi per conclamare l’associazione mafiosa nella struttura del processo. O’ Cecato, chiedeva e otteneva la parola in video conferenza e come un annuncio che cade dal nulla dichiarava: “Io ho ancora i soldi di quando rubai i documenti al Ministero di Grazia e Giustizia”! Un segnale preciso a tutti quelli che hanno contato e contano nella capitale. Carminati non trovò denaro, almeno non tanto da farlo campare agiato per quarant’anni. In effetti, il sospetto è antico su Carminati e il furto ricordato in aula, presuppone un ricatto atavico nei rapporti con la parte marcia del potere, anche e soprattutto quella politica. Il camerata, in quei faldoni che gli furono commissionati, soprattutto per modificare l’andazzo processuale eliminando prove e favorendo pene lievi oppure assoluzioni e prescrizioni, nelle celebrazioni dei processi che vedevano alla sbarra la destra pariolina degli anni 70, quella stessa, che coltivava il virus dell’onnipotenza espressa con una violenza inaudita, come quella dell’arancia meccanica del Circeo ad opera di Angelo Izzo e company. Farla breve non è semplice, ma ci provo. Si parla da trent’anni della famigerata banda della Magliana, alimentandone il racconto e il mito. La Magliana è la dicitura generica di qualcosa di più specifico che non può essere nominato nelle cronache, quella ben più intrallazzata: “La banda del Testaccio”. Spesso si tace su alcuni rapporti, che gli elementi di questa banda, hanno intrattenuto negli anni dell’eversione nera con elementi di lungo corso della massoneria eversiva e i servizi segreti deviati. I “testaccini” sono stati la manovalanza e il braccio armato di dinamiche occulte che hanno radici profonde nella società. “Renatino”, l’ultimo vero capo di questa compagine criminale è stato anche un astuto faccendiere e forse l’unico tra gli non “illuminati”, a entrare nei ranghi della massoneria europea. Le sue spoglie sono state rinvenute, dopo ricerche estenuanti, nella cappella di sant’Apollinara alle spalle di Piazza di Spagna, proprio tumulato tra cardinali e santi. Da Enrico De Petis, il vero nome di ”Renatino”, passano tutte le commesse del terrore ed è lui il vero collegamento con il vertice della piramide. “Renatino” ha sempre portato sulla pelle, l’onta di essere il figlio massonico del cardinale Poletti, vicario di Roma, vicinissimo a Giulio Andreotti nell’epoca buia dell’oscurantismo “scudo crociato” e del rapimento Moro, che ancora adesso ci propinano, compiuto ad opera di quattro studenti riuniti in un gruppo eversivo indicato come “brigate rosse”. Anche se è figlio nelle anagrafi, del “caino”, primo reato l’assassinio di un fratello. “Renatino” adottato e coccolato dai fratelli incappucciati, entrava ed usciva dal vaticano e spesso lo faceva in compagnia di un sardo taciturno, che organizzava festini di varia natura e riunioni per Paul Marcinkus, il cardinale e presidente dello IOR Preso di mira da papa Luciani che aveva capito tutto della banca vaticana, ma che non fece a tempo ad ufficializzarlo. Il tesoriere porporato, amico ed estimatore del futuro papa Wojtyla, quando anch’egli era cardinale in Cracovia. Si è sempre sospettato che Il buco da 250 miliardi di lire nella banca vaticana, che portò alla morte di Roberto Calvi, sia stata, in realtà, una distrazione di fondi a favore della battaglia di Solidarnosc, il movimento che avrebbe fatto cadere il governo Jaruzelsky e quindi Mosca. – Marcinkus ne era convinto – sarebbe caduto tutto il blocco sovietico, cosa che avvenne. Il “gioco grande”! Il sardo piccoletto, che introduceva il pupillo del clero finanziario “Renatino”, era Flavio Carboni, che la procura ha indicato come il capo della p3. Quel Flavio Carboni delfino di Licio Gelli, che ha avuto un ruolo primario in tangentopoli e nello scandalo p2. Quello stesso che muove i fili di Denis Verdini, prima con Berlusconi poi con Renzi, si proprio quel Carboni, al quale si rivolse il padre di Maria Elena Boschi, attuale sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo Gentiloni, per chiedergli chi doveva fare il presidente di Banca Etruria per completarne l’opera di saccheggio. Carminati, per i suoi rapporti passati con i testaccini e il furto del materiale al ministero, è al corrente di tutte le porcate, per questo da anni è foraggiato affinché non decida di parlare. Carminati a Roma ha comandato e sarà temuto ancora, perché tutti tremano al pensiero che possa vuotare il sacco. Se dovesse parlare, si capirebbero molti ammanchi nella storia recente: dall’omicidio Pasolini, colpevole di aver scritto “Petrolio”, a scapito degli assassini di Enrico Mattei, fino a passare al rapimento di Emanuela Orlandi, commissionato a “Renatino”, per ricattare la santa sede sulla vicenda di Cracovia e dei fondi a Solidarnosc. Per finire ai rapporti tra la politica e il potere occulto che tanto occulto non è.
Lo so, ho scritto troppe vicende in poche righe, il tutto appare confusionario e senza un collegamento, ma è proprio quello il bello, o meglio l’orrido, sono vicende gravissime che abbiamo sedimentato in un mare di frottole che la stampa della cosca ci ha confezionato. Forse vale la pena di ascoltare San Remo, già mi fa male la testa! Perché la Raggi è nel mirino della cosca? Perché è usata per coprire la cronaca giudiziaria di questi giorni, che vede da mafia capitale assoluzioni e ripristini di accuse dei vari “muratori”, che hanno servito i padroni a scapito del popolo. La persecuzione di Virginia durerà fino a quando il processo di mafia capitale non sarà finito. Dopo inizierà la vera guerra perché, anche se non si vuole raccontare, il movimento a Roma sta tranciando tutti i rapporti di clientela che incontra sul suo cammino al governo della capitale.

(https://www.facebook.com/giorgio.dero/posts/1355308581179063).