martedì 6 dicembre 2016

GDF: #ArrestateBazoli! Questo chiedeva la Guardia di Finanza un anno fa per paura che Giovanni e Francesca Bazoli potessero commettere altri reati.

GDF: #ArrestateBazoli! Questo chiedeva la Guardia di Finanza un anno fa per paura che Giovanni e Francesca Bazoli potessero commettere altri reati.
E i colleghi del Partito Democratico Alfredo Bazoli (nipote di Giovanni) e Gregorio Gitti (Marito di Francesca) non hanno nulla da dichiarare? Ancora sotto shock dalla batosta referendaria?
Grazie ad un’inchiesta del settimanale Panorama, scopriamo solo ora che la Guardia di Finanza voleva arrestare il super banchiere Giovanni Bazoli, la figlia Francesca e altri 14 pezzi grossi di UBI. La custodia cautelare nei confronti di Bazoli&Co. era stata chiesta ai sensi dell’articolo 274 del codice di procedura penale sulla base del pericolo di reiterazione del reato.
L'accusa era di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni di pubblica vigilanza nonché del reato di illecita influenza sull'assemblea.
La richiesta presentata dalle fiamme gialle ai pm di Bergamo a conclusione di un'informativa di 181 pagine inoltrata il 23 dicembre 2015, pare non abbia sortito alcun effetto, perché?
Nell'informativa riportata da Carmelo Abbate su Panorama si legge, a proposito di Bazoli: «Un' indole delinquenziale particolarmente accentuata».
E ancora, Giovanni Bazoli, intercettato, afferma: «Sono patti tra gentiluomini quelli su cui si fonda la nascita di Ubi Banca». Da quanto emerge dall’informativa pare che il quarto gruppo bancario italiano nasce proprio da un patto tra gentiluomini i cui «garanti» sono lo stesso Bazoli per Brescia e Zanetti per Bergamo. Ma perché Bazoli che allora ricopriva il ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo, tesseva le trame in casa UBI, una sua concorrente?
Ma ancora, in un'intercettazione tra il Presidente del Consiglio di Gestione Franco Polotti e l'allora Vicepresidente di Sorveglianza Alberto Folonari spuntano addirittura le parole «mafia cattolica». Guarda caso nell'azionariato della banca ci sono rilevanti pacchetti azionari delle diocesi di riferimento. Stiamo parlando di circa 2.500.000 azioni Ubi della diocesi di Bergamo e di circa 10.000.000 in possesso della diocesi di Brescia (suddivise tra le varie fondazioni). 
E come sia possibile che una società che nasce per diffondere cultura, come “Editrice la scuola”, totalmente posseduta dall'Opera per l'educazione cristiana, sia in possesso di 5.068.047 azioni Ubi e che la sua controllante ne possegga altre 220.336? La risposta si trova forse nel fatto che il presidente dell'Opera è proprio Giovanni Bazoli e che lo stesso ha avuto ruoli anche all'interno dell'Editrice la scuola.
La Guardia di finanza a conclusione dell'informativa annota: «Le condotte illecite sopra descritte sono tali da configurare una vera e propria associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni di pubblica vigilanza nonché del reato di illecita influenza sull'assemblea».
Questa frase basta e avanza per considerare quelle 181 pagine in seria considerazione. I pm di Bergamo lo avranno fatto, non ne dubitiamo, ma evidentemente hanno ritenuto più giusto non procedere nei confronti dei Bazoli, padre e figlia, forse per paura dell’effetto dirompente e imprevedibile che avrebbe generato.
Depositeremo un’interrogazione parlamentare per far luce su quanto denunciato dalla Guardia di Finanza e capire se un Banchiere è ancora considerato alla stregua di qualunque cittadino o se è dotato di una sorta di super immunità.
Nel frattempo, vorremmo sapere cosa hanno da dichiarare i colleghi del partito democratico imparentati con i due Bazoli banchieri: Alfredo Bazoli, nipote di Giovanni e Gregorio Gitti, marito di Francesca.