lunedì 26 settembre 2016

L'EUROPA SI ARMA #NOESERCITOEUROPEO

Ecco cosa abbiamo scoperto con il nostro portavoce a Bruxelles Fabio Massimo Castaldo:

L'esercito comune europeo nascerà entro 1 anno? Apparentemente sì.

Quantomeno un suo primo zoccolo duro. Il piano è in via di definizione: un documento lo conferma. Bastonata dal voto popolare che ha sancito la Brexit, impaurita da un terrorismo che ha dimostrato di non saper combattere efficacemente sul piano della prevenzione, sorda alla disperazione della disoccupazione e delle diseguaglianze crescenti, l'Unione europea targata Juncker decide di rilanciarsi partendo dalla politica di difesa. Il vertice di Ventotene (con Renzi, Merkel e Hollande) e quello di Varsavia (con Merkel e i primi ministri di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) hanno preparato il terreno per il piano in cinque punti che pone come obiettivo la nascita di veri e propri battaglioni sotto bandiera Ue, pienamente operativi nel giro di 12 mesi. Entro il prossimo mese di dicembre dovrebbe arrivare la proposta della Commissione ed entro giugno 2017 il via libera definitivo di Consiglio e Parlamento europeo.



FOTO: Ecco la prima pagina del piano Juncker per rilanciare l'Unione europea dopo la Brexit. Il punto 4 prevede la nascita dell'esercito europeo.

LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE:

  1. applicare rigorosamente la Posizione comune Ue e vietare la vendita delle armi a tutti quei Paesi che finanziano direttamente o indirettamente il terrorismo.
  2. creare una struttura di difesa europea che non abbia nessuna finalità neocoloniale o di ingerenza indebita nei paesi terzi, ma che sia solo uno strumento di peacekeeping al servizio delle Nazioni Unite e di razionalizzazione della spesa militare tramite i tagli agli sprechi e i risparmi derivanti dall'economia di scala, al fine di consentire agli Stati membri di liberare risorse economiche importanti per le politiche sociali.
  3. rinsaldare la cooperazione europea al fine di riequilibrare i rapporti di forze della Nato, oggi troppi sbilanciati in favore degli interessi geopolitici degli Stati Uniti, per tornare a far sì che agisca in conformità alla sua natura di alleanza esclusivamente difensiva.
  4. combattere davvero il terrorismo, partendo dall'intelligence, dalla prevenzione e dalla lotta alle predicazioni radicali e ai loro sponsor diretti e indiretti. Nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e altre aree di crisi, sono nate più di 30 nuove sigle terroristiche. Le bombe non estirpano il male, anzi lo stimolano permettendogli di proliferare.
  5. aumentare le risorse logistiche e il personale delle forze di polizia. Gli Stati europei non possono più essere gelosi custodi delle loro informazioni e delle loro intelligence. Gli strumenti ci sono (Europol, Eurojust, il sistema di scambio dati Siena), ma non funzionano perché la volontà di molti Stati è proprio quella di non condividere le informazioni.


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