sabato 16 luglio 2016

Giugno 2016 - Ecco i DATI OPACHI SUL 90% DEI RIFIUTI

Su nove decimi circa dei rifiuti che complessivamente si producono in Italia si hanno informazioni poco chiare o contrastanti. In alcuni settori produttivi non ci sono dati sulla destinazione degli scarti, in molti altri i conti non tornano. L’attendibilità delle cifre diventa sfuggente a causa di autocertificazioni, deroghe, rischi di doppio conteggio.
In quel quasi 90% dei rifiuti che rimane nel cono d’ombra è contenuta non solo una potenziale bomba ambientale ma anche una vera e propria miniera di materie riutilizzabili per cui si rende invece difficile una ‘second life’. Un consistente handicap di partenza per l’economia circolare – oggetto di un indirizzo politico della Ue che deve essere trasformata in azioni da tutti i paesi membri - che vale una crescita del 7% del PIL europeo, secondo le stime di Ellen MacArthur Foundation e McKinsey Center for Business and Environment.

A lanciare l’allarme per un vuoto di informazione e quindi di azione che rischia di mettere il nostro paese in seconda fila nella partenza di nuove forme di economia, lo short Report “Materia rinnovata. Quanto è circolare l’economia: l’Italia alla sfida dei dati”, elaborato dalla rivista Materia Rinnovabile (Edizioni Ambiente) e presentato al Forum Rifiuti di Legambiente.
Dei 30 milioni di tonnellate dei rifiuti urbani, come è noto, la raccolta differenziata si attesta a una percentuale appena superiore al 40%, contro un obiettivo di legge del 65%. A fare la parte del leone in questa operazione di riciclo sono quelli che si chiamano consorzi e i ‘sistemi collettivi’, sostenuti dai produttori delle materie che poi vengono raccolte. Ma stiamo parlando solo di alcune tipologie di rifiuti: imballaggi, pneumatici, RAEE, oli minerali e vegetali, batterie, frazione organica dei rifiuti urbani. A essere mancanti o di difficile accesso sono in particolare i dati di alcune famiglie di rifiuti. E qui – rileva lo Short Report – si annida non solo una enorme quantità di materia che grava in quanto scarto sul nostro ambiente e sui nostri paesaggi, oltre che nello sviluppo di un’economia illegale. In quel ‘resto’ c’è la possibilità, a livello europeo, di risparmi di ben 600 miliardi di euro per i settori produttivi, di 580 mila nuovi posti di lavoro, di un taglio del 2-4 % delle emissioni serra.

Qui potete leggere o scaricare il report
http://www.materiarinnovabile.it/pubblicazioni





- Guarda anche qui: http://luigipiccirillo.blogspot.it/p/rifiu.html