martedì 24 maggio 2016

10 miti sul #TTIP

La Commissione Europea ha pubblicato quelli che a suo dire sono 10 FALSI MITI SUL TTIP, tacciando di complottismo le forze politiche che si oppongono a questo trattato. Gli unici falsi miti, però, sono quelli della Commissione a favore del TTIP! Vi spiego il perché.

Mito 1: il TTIP indebolirà gli standard europei di protezione degli individui e del pianeta. Questo non è per niente un mito. In realtà non solo il TTIP indebolirà gli standard europei quando sarà approvato, ma lo sta già facendo adesso che è solo un progetto. Nel 2015 la Commissione ha ritirato la proposta legislativa sulla limitazione degli interferenti endocrini (pericolose sostanze chimiche usate nell'agricoltura), perché avrebbe bloccato il 40/50% delle importazioni agricole dagli USA e non sarebbe stato un buon segnale prima del TTIP.

Mito 2: il TTIP abbasserà gli standard europei di sicurezza alimentare. Anche questo non è un mito, ma la realtà. La Commissione nega che possano entrare in commercio OGM non approvati, ma negli USA attualmente è OGM il 93% del mais, il 94% della soia e il 96% del cotone. Si stima che fino al 75% del cibo sugli scaffali del supermercato in USA contenga OGM. Come si può negare che le autorità europee subiranno pressioni per approvare nuovi alimenti contenenti organismi modificati geneticamente? In una recente lettera, il Senato americano ha chiesto espressamente ai negoziatori di facilitare l'ingresso di OGM in Europa ed esige la rimozione delle barriere non tariffarie sull'agroalimentare, come il divieto europeo di importare carne con gli ormoni. Secondo uno studio americano, le esportazioni di pollo (che in USA è trattato con il cloro) aumenterebbero fino al 35.000% (trentacinquemila!!!).

Mito 3: I dazi tra Ue e Usa sono già molto bassi, il TTIP è un pretesto per demolire le tariffe europee. La Commissione argomenta che i dazi sono bassi in media, ma con picchi molto elevati. Questo è vero, ma si parla di prodotti specifici, su cui in effetti sarebbe opportuno negoziare un abbassamento dei dazi, ma non è necessario il TTIP per effettuare simili aggiustamenti. I dazi doganali medi americani sul cibo trasformato sono già al 3,3%, molto più bassi dei nostri (14% circa). Il TTIP resta quindi un pretesto per attaccare, più che i dazi europei, le barriere non tariffarie, come spiegato nei punti precedenti.

Mito 4: il TTIP permetterà alle grandi aziende di citare in giudizio i governi europei a loro piacimento. Assolutamente vero. La Commissione argomenta che questo meccanismo esiste in circa 1.400 trattati già firmati dagli Stati Europei. Anche questo è vero, ma è opportuno ricordare che di questi 1.400 trattati l'Italia ne ha siglato soltanto uno (la Carta dell'Energia), e ha pianificato di ritirarsi dall'accordo dopo aver subito la prima causa da parte di un investitore internazionale. Negli altri Paesi le cose vanno molto peggio: la somma delle richieste di compensazioni fatte dalle multinazionali a Stati UE arriva a 30 miliardi di Euro, di cui almeno 3,5 (ma probabilmente sono di più) sono già stati pagati. Si stima che il 60% di queste cause sia legato a ragioni ambientali.

Mito 5: il TTIP obbligherà l’Europa a privatizzare i servizi pubblici. Non è ancora noto il testo finale del capitolo sui servizi del TTIP, ma se la base sarà quella del CETA (accordo di libero scambio con il Canada), il rischio non è assolutamente sventato. Il CETA, infatti, non permetterà il ritorno in mano pubblica dei servizi privatizzati e bloccherà tutte le liberalizzazioni di mercato, rendendole irreversibili. Lo stesso si prevede per il TTIP.

Mito 6: il TTIP sancirà la rovina del cinema europeo e delle altre forme di creatività. E' vero che il mandato del TTIP esclude il settore cinematografico, ma i rischi legati alla distribuzione dei contenuti culturali permangono. Inoltre, se è vero che la Francia ha negoziato un'esclusione del settore cinematografico dal mandato del TTIP, è altrettanto vero che la Commissione si riserva la possibilità di fare marcia indietro qualora lo ritenesse necessario.

Mito 7: Il TTIP indebolirà gli standard europei in merito ai diritti dei lavoratori e allo sviluppo sostenibile. Anche questo non è affatto un mito: il TTIP non sembra avere un capitolo vincolante sullo sviluppo sostenibile, e non ci sono meccanismi per attaccare le violazioni del diritto del lavoro. Forse non sarà il TTIP ad abbattere direttamente gli standard europei del lavoro, ma saranno messi a dura prova dalla competizione che il TTIP genererà. Il lavoro potrebbe essere delocalizzato dall'Europa agli Stati Uniti, dove il costo è inferiore anche a causa dei minori diritti.

Mito 8: il TTIP favorirà gli esportatori europei e americani, ma i Paesi in via di sviluppo ci rimetteranno. Il TTIP, come affermato in passato anche da Hillary Clinton, è la NATO economica. E' concepito come ostacolo al potere dei BRICS e della Cina in particolare. Il problema è che mira a creare un clima di scontro con le altre potenze invece che di cooperazione, e avrà molti svantaggi per i Paesi poveri. Per esempio, con TTIP e TPP perfettamente in funzione si prevede un calo del PIL cinese del 2,3%. Uno studio della Bertelsmann Stiftung preannuncia grosse perdite proprio per molti paesi africani, in conseguenza del commercio perduto con USA ed Europa.

Mito 9: la gente comune non ha idea di cosa venga discusso. La Commissione afferma che questi sono i negoziati più trasparenti mai esistiti, ma questo non contraddice la tesi. Nonostante i miglioramenti in fatto di informazione, la gente comune non sa di cosa si discuta nelle stanze dei negoziati, e gli etessi negoziatori sono molto evasivi nei loro resoconti ai parlamentari. I documenti segreti del TTIP sono stati divulgati da un'ONG, non dalla Commissione. Ma il problema fondamentale, è che i negoziatori commerciali non hanno la legittimità democratica per discutere l'abbattimento delle barriere non tariffarie, che molto spesso sono leggi approvate dai Parlamenti.

Mito 10: governi e politici non hanno alcun controllo su ciò che sta accadendo. La Commissione afferma che Governi e Parlamenti hanno pieno controllo sui negoziati perché detengono l'ultima parola. Questo è vero, l'approvazione finale dipenderà dai Governi (in sede di Consiglio dell'Unione) e dai Parlamenti nazionali ed Europeo. Tuttavia avere la possibilità di accettare o rifiutare un'offerta già pronta non significa controllarne il contenuto. La Commissione Europea è l'unica Istituzione in grado di incidere concretamente sul TTIP per conto dell'Unione, e questo è un dato di fatto stabilito dai trattati.

(fonte https://tizianabeghin.eu/blog/64-ttip/296-i-veri-miti-sul-ttip.html)